Come lavorare per la conservazione dei cetacei

Sei appassionato di animali marini e, in particolare, di
cetacei, e ti piacerebbe lavorare per la salvaguardia e la tutela di questi particolari animali? In questo articolo scoprirai quale percorso seguire per realizzare il tuo sogno.

Le professioni che ti permettono di lavorare a contatto con gli animali o alla loro salvaguardia sono tante, ma quelle che ti consentono di avere a che fare con il mondo dei crostacei sono in numero decisamente ridotto.

In particolare, se desideri occuparti della conservazione dei cetacei, potrai scegliere tra due percorsi di studio universitari: medicina veterinaria, con specializzazione in animali esotici e non convenzionali, o biologia marina.

Vediamo insieme in cosa consistono i due percorsi di studio e in che modo ti permetteranno di occuparti della conservazione dei cetacei.

Lavorare per la conservazione dei cetacei: il medico veterinario

Di solito, quando pensiamo al medico veterinario, ci viene in mente il professionista che si occupa del nostro cane o del nostro gatto; se poi abbiamo letto i libri di James Herriot, di certo penseremo anche al veterinario di campagna o, per meglio dire, a quello che si occupa degli animali da allevamento.

In realtà, il veterinario può conseguire anche altri tipi di specializzazione e, tra queste, troviamo quelle che si interessano di animali esotici, animali selvatici e animali non convenzionali.

I crostacei possono rientrare, a seconda dei corsi di specializzazione post laurea e dei Master seguiti, nel gruppo degli animali selvatici, in particolare di quelli marini, oppure in quello degli animali non convenzionali.

Come diventare veterinario

Se decidi di intraprendere questa strada, dovrai iscriverti all’Università e frequentare la facoltà di Medicina Veterinaria.

Come certamente già saprai, l’ammissione a questo corso di laurea è tutt’altro che semplice. Ogni anno vengono infatti messi a disposizione solo un numero limitato di posti e, per essere ammessi, è necessario superare il test d’ ingresso a numero chiuso.

Questo consiste in una batteria di 60 domande a risposta multipla a cui è necessario rispondere in 100 minuti.

Oltre a domande di logica e cultura generale, sono presenti nel test quesiti di chimica, biologia, fisica e matematica; insomma di tutte quelle materie le cui competenze di base sono indispensabili per poter seguire in modo proficuo le lezioni universitarie.

Superare il test di ingresso non è semplice, ma con la giusta preparazione è possibile farcela.

Una volta ammesso alla facoltà, dovrai scegliere le materie più in linea con il profilo professionale che ti vuoi costruire. Il percorso di studi dura 5 anni e prevede, oltre alle lezioni teoriche e agli esami, anche un periodo di tirocinio
pratico.

Al termine dei 5 anni dovrai discutere la tesi e, dopo aver conseguito la laurea, potrai scegliere una scuola di specializzazione o un Master in grado di fornirti tutte le competenze necessarie per lavorare per la conservazione dei crostacei.

Diventare biologo marino

Il percorso descritto sopra non fa per te? Preferisci seguire un indirizzo differente, ma che ti permetta in ogni caso di raggiungere il tuo obiettivo? In questo caso, potresti provare a diventare biologo marino.

La biologia è quella branca della scienza che si occupa delle specie viventi e dei fenomeni biologici alla base della vita. Il biologo marino è un laureato in biologia che ha deciso di specializzarsi in organismi marini, tra i quali sono inclusi anche i crostacei.

Dopo il conseguimento della laurea magistrale, questo professionista può lavorare presso il CNR, gli istituti di biologia, l’Università o la Asl; può fornire consulenze a imprese che si occupano di ecologia marina e acquacoltura o ancora può operare all’interno di società che si occupano della salvaguardia degli ambienti marini.

Tra i compiti svolti dal biologo marino troviamo:

  • l’analisi delle acqua nelle quali vivono le colonie di
    animali marini
  • la valutazione dei bisogni energetici e nutrizionali di crostacei e altri animali che vivono nel mare
  • lo studio dei cambiamenti delle specie marine in conseguenza ai cambiamenti climatici e ambientali
  • le attività di consulenza per quanto concerne la protezione e la salvaguardia delle aree naturali, anche in vista di un turismo sostenibile.

Il biologo marino svolge inoltre attività di informazione ed educazione ambientale.

Come diventare biologo marino per lavorare alla conservazione dei cetacei

Il percorso di studi per diventare biologo marino è molto articolato e ricco di interessanti spunti.

Dopo il conseguimento del diploma, dovrai iscriverti all’Università. Il percorso che dovrai scegliere non è univoco, ma esiste un ampio ventaglio di opportunità, a seconda dell’offerta formativa dell’Università presso la quale intendi iscriverti.

Il percorso più comune consiste nell’iscriversi prima alla
Facoltà di Scienze Biologiche, conseguendo la laurea triennale, e poi a Biologia Marina, conseguendo la laurea magistrale.

Se hai già conseguito un altro tipo di laurea triennale, niente paura: integrando gli esami mancanti, potrai comunque iscriverti alla magistrale in Biologia Marina.

Alcune Università propongo inoltre corsi sia triennali sia magistrali incentrati sulla biodiversità e gli ecosistemi marini.

Per iscriverti a queste facoltà universitarie non avrai bisogno di sostenere esami di ammissione, in quanto non è previsto il numero chiuso.

Al termine del tuo percorso di studi, dovrai ottenere l’abilitazione per esercitare la professione che tanto ti sta a cuore. Questo significa che, una volta conseguita la laurea, dovrai superare l’Esame di Stato e, solo dopo, potrai iscriverti all‘Albo professionale.

Il volontariato ambientale per lavorare con i cetacei

Molti laureati pensano che la laurea, oltre ad essere la realizzazione di un sogno, è un punto di arrivo per la propria carriera professionale.

La verità è l’esatto contrario: la laurea non è altro che il punto di partenza del percorso professionale.

Una volta laureati difficilmente si è pronti per entrare nel mondo del lavoro, specialmente in quello altamente competitivo della conservazione ambientale e animale fatto di professionisti altamente specializzati.

Per lavorare nella conservazione dei cetacei non serve solamente un titolo di studio, ma idee chiare e una strategia di inserimento.

Come spiega il biologo marino Alessandro Nicoletti sul sito di Keep the Planet, durante e dopo gli studi universitari la migliore strategia per lavorare nella conservazione è quella di partecipare ad un progetto di volontariato ambientale.

Grazie al volontariato si arricchisce il CV, si dimostra di essere persone flessibili e determinate, e soprattutto si creano contatti umani e professionali fondamentali per l’ottenimento di un buon posto di lavoro retribuito.

Conclusioni

Come hai potuto vedere in questo articolo, per lavorare alla conservazione e tutela dei cetacei e di altre specie marine dovrai iscriverti all’università e conseguire una laurea magistrale se vuoi seguire il percorso classico.

Le strade che potrai percorrere sono due: medicina veterinaria e biologia marina.

Nel primo caso, dovrai superare un esame di ammissione molto selettivo e, dopo la laurea magistrale, dovrai frequentare scuole di specializzazione o master che ti permettano di approfondire la conoscenza degli animali marini, così da poter lavorare alla loro salvaguardia.

Nel secondo caso, dovrai ottenere la laurea biennale in biologia marina. Potrai iscriverti alla facoltà sia con una laurea triennale in scienze biologiche, sia con qualsiasi altra laurea triennale, ma a patto di aver sostenuto gli esami mancanti per l’ammissione.

In entrambi i casi, per iniziare a lavorare dovrai sostenere e superare l’Esame di Stato, fondamentale per l’iscrizione all’Albo Professionale.

Esiste poi la via dell’ecoturismo, ma di quello che ne parleremo in un prossimo articolo.